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Le conversazioni sulla cura pastorale di sé di solito iniziano da un problema:

  • tassi di esaurimento
  • tassi di abbandono del ministero
  • il ritmo insostenibile della leadership ecclesiale moderna.

Le soluzioni proposte tendono a includere ritmi migliori, strutture di responsabilità, meno notti in bianco, più margini, ecc... Tutto ciò non è sbagliato, ma è come mettere il carro davanti ai buoi.

Il mondo ci propone pratiche di cura personale. Prescrivono un elenco di abitudini che funzionano solo fino a quando restano le circostanze che le rendono facili; poi, sono la prima cosa che viene abbandonata.

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Al contrario, i pastori che rimangono nel ministero per decenni sono quelli che hanno convinzioni sane su Dio. Queste tre verità sul carattere, l’intento e il disegno di Dio, quando sono credute e vissute, trasformeranno la tua esperienza ministeriale.

1. La sufficienza di Dio non dipende dalla tua capacità

Dio non ha bisogno del tuo contributo per realizzare i Suoi propositi. Il termine teologico è aseità (l’autosufficienza e l’autoesistenza di Dio). Egli non attinge da risorse esterne. Il ministero è la Sua missione, sostenuta dal Suo Spirito, governata dalla Sua volontà.

Poiché Dio è sufficiente e tu non lo sei, la preghiera è più di un riscaldamento spirituale per il lavoro della tua giornata.

La preghiera è avvicinarsi umilmente a Colui che ha ciò che il lavoro richiede, e dirGli che tu non lo possiedi.

  • “Non riesco a guidare questa persona attraverso il suo dolore. Tu puoi.”
  • “Non so di cosa abbia bisogno questa chiesa. Tu lo sai.”
  • “Questo sermone è troppo grande per me. Ho bisogno che Tu parli attraverso di esso.”

La preghiera riguarda il trovare i propri bisogni soddisfatti in Gesù, non il garantirsi il successo. Dio è sufficiente e fornirà ciò che tu non puoi.

Questo tipo di preghiera non richiede una lunga liturgia o un'ora ininterrotta (anche se avere più tempo raramente fa male). Richiede onestà. L’onestà richiede la convinzione previa che esista Qualcuno con cui essere sinceri, Qualcuno la cui sufficienza colma il vuoto creato dalla tua insufficienza.

2. La tua chiesa appartiene a Dio (quindi puoi prenderti una pausa.)

Come pastori, assorbiamo l'ansia della chiesa in modo unico. Quando le cose vanno bene, è molto facile assumerci il merito. Allo stesso modo, quando le cose vanno male, ci carichiamo di quel peso. E, col tempo, la salute della chiesa e l'identità del pastore si fondono in modi che rendono quasi impossibile fare un passo indietro senza sentirsi come se si stesse abbandonando la comunità.

La radice di questo schema è teologica, non solo emotiva.

Gesù ha detto che avrebbe edificato la sua chiesa (Matteo 16:18). È un’affermazione di proprietà al tempo presente, continuativa. Lui detiene il progetto di costruzione. Tu hai un ruolo al suo interno.

Il comandamento del sabato, fondato non sul bisogno umano ma sul modello divino (Esodo 20:11, il riposo di Dio in Genesi 2), è il promemoria incorporato dal Creatore di questa distinzione.

Egli si è riposato non perché fosse stanco, ma perché il lavoro era il Suo e aveva completato ciò che intendeva per quella fase.

Tu ti riposi per la stessa ragione: il lavoro è Suo, Lui ne governa il compimento, e tu sei un partecipante, non la struttura portante.

Con questa verità, il riposo diventa un atto di fiducia e confessione. Osservi il sabato non perché hai finito il tuo lavoro, ma perché credi che Dio non abbia smesso di portare avanti il Suo. Il tuo giorno libero è ministero in una diversa tonalità.

Stai incarnando, con il tuo corpo, ciò che predichi con la tua bocca: il regno non avanza con l’energia umana.

Proteggi un giorno intero a settimana come realmente non produttivo.

Niente preparazione del sermone.

Niente email.

Nessun “controllo” pastorale veloce.

Lascia che il disagio di quella disciplina faccia emergere ciò che realmente credi su chi sta costruendo la chiesa. Quando l’ansia cresce durante il tuo giorno libero, e accadrà, non gestirla subito. Chiediti: Sto confidando che Dio sia sufficiente per ciò che non sto facendo in questo momento?

3. Dio ti ha creato con limiti finiti.

Dio ti ha creato in un corpo, in una stagione della vita, con una serie specifica di capacità. Sapeva ciò che stava facendo. I limiti pastorali fanno parte del nostro progetto, non sono violazioni di esso:

  • L'impossibilità di essere sempre disponibile
  • Di portare tutti i bisogni di ogni membro
  • Di essere completamente presente in ogni conversazione ogni giorno

I confini mi ricordano che sono una sola persona. La congregazione ha bisogni che superano le capacità di una sola persona, e questa realtà è il motivo per cui la chiesa esiste come comunità invece che come un’operazione a pastore unico.

Il pastore che non sa dire di no è disonesto sia riguardo ai propri limiti che all’adeguatezza di Dio.

Quando stabilisci un limite, stai indirizzando il membro della comunità, implicitamente o esplicitamente, verso un Dio che è sempre disponibile e verso una comunità che esiste proprio perché una persona sola non può e non deve essere la risorsa unica per tutti.

  1. Identifica il confine di cui senti il bisogno ma che hai sempre resistito a mettere in atto.
  2. Identifica la convinzione che quel confine mette in discussione. ("Se non rispondo, succederà qualcosa di sbagliato che avrei dovuto prevenire.")
  3. Porta quella convinzione alle Scritture e chiediti se appartiene a Dio o a te.

Il mondo predica un prendersi cura di sé che riguarda la produttività.

Gesù offre un riposo che nasce dalla fiducia.

Se stai lottando con l’essere sopraffatto, con il burnout, con l’ansia... non troverai la vita in un nuovo, luccicante insieme di abitudini. Invece, scopri riposo, gioia e pienezza in Colui che ti conosce meglio di chiunque altro. Gesù è morto per assicurarsi la sua sposa... esercitati a confidare che Lui tiene il tuo futuro (e il futuro della tua chiesa).

Allora, concediti un po' di riposo.

Joshua Gordon

Joshua Gordon è un pastore laico, autore e caporedattore di TheLeadPastor.com. Negli ultimi vent’anni, Josh ha collaborato con pastori e altri leader cristiani per aiutarli ad affinare ed elevare i loro messaggi. Oggi Joshua è pastore presso la New Life Fellowship, una chiesa in crescita che ha contribuito a fondare a Cambridge, Ontario, Canada.



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